LE REGOLE DELLE CINTURE

La via dell'apprendista

LE REGOLE DELLE CINTURE

Quando entrai per la prima volta in un dojo (molti capelli fa) , mi imbattei in un ambiente pulito, ordinato, con una forma di organizzazione sofisticata.

Tra le cose che ti colpiscono, c’è quella forma di rispetto (rei), che si pratica all’inizio e alla fine della lezione con la cerimonia del saluto,  proprio durante il saluto, in alcune scuole si recita il dojokun, ovvero le regole del dojo.

In Italia siamo abituati a vedere le regole come dei limiti. Siamo abituati a pensare: “Vorrei fare quella cosa… ma non posso: ci sono LE REGOLE.” e troppo spesso le regole sono viste come un qualcosa contro di noi, e non per noi.

Per fortuna, sono cresciuto in un dojo di karate, e il karate mi ha insegnato che le cose non stanno esattamente così.

 

Vediamo un po’….

 

REGOLE:     LIVELLO I , CINTURA GIALLA – ARANCIO

 

Le regole sono fatte per noi. Le regole ci tengono al sicuro.

Il più potente scudo scudo che abbiamo per difenderci dalle avversità è quello di rispettare le regole.

Oggi è passato molto tempo da quel mio primo ingresso nel dojo, e sono diventato un maestro, che ha scritto le proprie regole nel dojo.

Secondo voi quando ho scritto le mie regole, mi sono seduto ad un tavolo e ho detto a me stesso “adesso cerchiamo un modo per impedire agli allievi di divertirsi, di migliorare e di crescere”?

E’ possibile questo? Ovviamente NO!

Queste sono le regole che ho utilizzato quest’anno per i bambini più piccoli:

 

 

Prendiamo una regola a caso : “rimettere a posto l’attrezzatura”.

Quando ho bisogno di un attrezzo, per fortuna che c’è la regola che dice di riporre le cose al loro posto, così posso trovare subito quello che cerco, senza perdere tempo , utilizzando quel tempo per fare quello per cui mi pagano.

Le regole sono fatte per noi, e sono il nostro primo grande scudo.

 

Ci tengono al sicuro.

 

LIVELLO II: CINTURA VERDE – BLU

 

Nel 2012 ho dovuto raggiungere un obbiettivo davvero difficile: partecipare al campionato

mondiale di karate tradizionale.

 

Le regole a cui mi sono sottoposto mi hanno aiutato a crescere e a migliorare le mie performance.

 

LAVORA SODO

ORGANIZZATI

ALZATI PER PRIMO

ALIMENTATI IN MODO CORRETTO

 

Sono le principali e semplici regole a cui mi sono dovuto attenere per raggiungere il mio obiettivo.

POCHE, SEMPLICI, REALIZZABILI, queste sono le caratteristiche che devono avere le regole , che imponiamo ai più piccoli, mediamo con gli adolescenti o utilizziamo per raggiungere i nostri scopi.

Le più impegnative sono state ORGANIZZATI e ALZATI PER PRIMO.

Quando sei un atleta non professionista, e senza tanti giri di parole non professionista significa che la tua professione, ovvero quella che mette il tuo cibo sulla tavola è al di fuori del karate, l’organizzazione sta al primo posto.

Le tue performance, sono di poco inferiori ai grandi atleti d’alto profilo, e per mantenere un buon livello non puoi permetterti sprechi di tempo. Sono necessari due allenamenti al giorno e il momento migliore è il mattino presto, quando gli altri dormono.

Nessuno ti disturba (e ce credo, gli unici ad essere svegli siete voi e il cane del vicino ) ed è possibile trovare la concentrazione giusta.

Quando ti trovi di fronte un obiettivo sfidante, per fare quello che vuoi fare, la volontà non basta. Ti servono delle regole che ti mettano sulla strada giusta.

 

I praticanti di karate sono abituati a riempirsi la bocca delle parole KARATE DO, che ripetono come fossero una preghiera, ma la parola DO , via, non è altro che l’insieme delle regole a cui ricorriamo per camminare dentro i binari che ci conducono dove vogliamo andare.

Il DO, sono le regole fatte per noi.

 

Nel livello cintura gialla e arancione, le regole servivano  per proteggerci, ma in realtà ci stavano allenando per qualcosa di più.

Probabilmente non sarei riuscito a svegliarmi per anni alle 5 di mattina, se il mio cervello non si fosse prima allenato a rispettare le regole base, o al limite, se ci fossi riuscito, avrei fatto molta più fatica di quella necessaria.

LIVELLO III: CINTURA MARRONE

 

L’educazione alle regole non solo ci permette di raggiungere degli obiettivi sfidanti, ma ci prepara anche a sopportare le frustrazioni.

Perché sì. Perché nella vita non esistono sempre i “sì” e i “posso”. Nella vita come nello sport, prima di ottenere una grande vittoria, si deve cadere cento volte (ok lo sapevi già!).

A volte capita che – anche per colpa non nostra – arrivino dei NO.
Qualcosa può andare storto: con l’arbitro, con il maestro, con il compagno di squadra.

A volte  non tutto funziona alla perfezione. Tutti siamo umani.

Quando quella maledetta cosa non funziona, arriva il NO: “Non puoi fare questo” , “Non puoi avere quello”.

Questo sentimento , al di la di come siamo abituati a definirlo, in psicologia si chiama frustrazione.

Le regole sono dei piccoli NO. L’abitudine al rispetto delle regole ci permette di sopportare le frustrazioni perché ci prepara a ricevere anche i NO più duri.

 

Uno dei NO più terribili della mia carriera lo ricevetti a Glasgow, in Scozia.

Durante un Campionato Europeo ricevetti diversi punti contro per delle tecniche di pugno tirate sul braccio. Ero distrutto. Tanta fatica, e per un problema arbitrale avevo perso l’occasione di salire sul podio con i miei compagni.

Prima di uscire dalla zona tatami, ebbi l’occasione di vedere il combattimento di un ragazzo della nazionale inglese.

Sembrava un semidio, alto magro veloce e con un’ottima tecnica.

Lo vediamo tutti mettere a segno 2 ura-mawashi (2 calci rovesciati) perfetti.

L’arbitro non assegna il punto tutte e 2 le volte, anche chi assisteva era sconvolto.

La sua reazione è stata incredibile.

La prima volta solleva le spalle. La seconda volta accenna un sorriso sotto il paradenti, e continua l’incontro come se nulla fosse.

Era evidente, che il suo cervello si trovasse ad un altro livello. A me sembrava di morire.

Eppure aveva lavorato anche lui per stare lì. Eppure aveva sputato sangue anche lui.

 

Oggi posso dire che quella è stata la migliore cosa che mi sia capitata.

Quel giorno ho imparato la lezione più grande che un atleta possa apprendere.

Quando qualcosa non funziona, sollevi le spalle, accenni un sorriso, e vai avanti, perché la merda capita.

Per quanto possiamo essere preparati, per quanto abbiamo faticato, nonostante che ci possa sembrare di avere tutte le carte in regola, la merda capita.

Impara a tollerare la frustrazione.

 

Quello che non ho mai detto raccontato a nessuno, è che quella sera – dopo la sconfitta – anziché andarmi a divertire a Glasgow con i miei amici, sono andato ad allenarmi sulla spiaggia per ore.

Questa è la prima volta che lo dico a qualcuno: non la sapeva ne il Presidente della delegazione, ne i miei compagni di squadra ne la mia compagna.

 

In qualche modo stavo iniziando a ristrutturare me stesso.

 

La mia capacità di gestire la frustrazione sarebbe arrivata pian piano,    e si sarebbe resa necessaria nel 2012, quando arrivai in finale nei mondiali di Roma nella categoria tradizionale.

Prima di mettere a segno il punto decisivo, non mi vennero assegnati 2 punti (sempre quei maledetti 2).

Il vecchio me stesso si sarebbe demoralizzato, avrebbe sbuffato e probabilmente avrebbe perso la concentrazione.

 

Sorridi, solleva le spalle, continua a combattere … shiro no kachi (vittoria al bianco).

 

 

 

LIVELLO IV : CINTURA NERA

 

Quando si diventa un Maestro la tua vita cambia per sempre.

Uno dei compiti del Maestro è quello di far rispettare le regole.

Far rispettare le regole è molto diverso da dare ordini.

 

Tutto quello che fa un maestro viene preso da esempio dentro e fuori dal dojo.

Il tuo comportamento deve essere impeccabile, e ti devi districare tra i meandri della burocrazia, i rapporti con gli studenti,  i genitori,  la federazione , le istituzioni, i giornali.

 

Tutti commettono degli errori, ma bisogna sbagliare il meno possibile.

Ogni errore che commetti peserà 100 volte quello che è. Sei sotto i riflettori.

E’ normale.

Ricordati che sei umano.

 

Ricorda anche che per poter chiedere agli altri di rispettare le regole, tu devi rispettarle per primo.

L’esempio è tutto.

LIVELLO V: EXTRA DARK

 

Della serie: “Il troppo stroppia.”.

 

Quando qualcuno sta dentro le regole, arriva sempre quel momento in cui le regole vanno strette.

L’armatura ci protegge… ma ad un certo momento cresciamo… e la stessa armatura … uffhh …. ah ecco … meglio!

Non fare mai questo passo… NON è sano.

 

Nei dojo DOVE NON VOLA UNA MOSCA, c’è qualcosa che non va.

I bambini devono parlare a bassa voce, scambiarsi informazioni, fare interventi , provare, sbagliare, riuscire.

Così come non va bene trovare una classe senza controllo, non va bene neanche trovare le marionette del teatrino.

Gli adolescenti vorranno scendere a compromessi. Concediamogli qualcosa. Fa parte della natura.


Quando una regola è sbagliata, bisogna cercare di cambiarla, e per cambiarla qualche volta bisogna romperla.

Attenzione però , chi rompe le regole è colui che le possiede, che ci sta dentro. Chi non ha mai avuto una regola, non è un talento che rompe le regole, è un maleducato o un delinquente.

Sono due cose diverse.

 

Se nel tuo dojo non trovi regole ma comandi, sappi che probabilmente c’è qualcosa che non va… forse potrebbe essere il momento di cambiare aria.

 

 

 

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